Immaginazione
I rapporti con le persone sono davvero difficili. Ma proprio difficili difficili. Uno pensa: “Beh, siamo esseri umani, abbiamo il dono della parola, dell’empatia, della tecnologia che ci permette di comunicare in tutti i modi possibili.”
E invece niente. Niente di niente.
Sono come due cani che giocano con un lenzuolo, due bestie felici che si divertono. Ma poi guardi meglio e capisci. Uno tira di qua, l’altro tira di là, il lenzuolo non sta mai fermo, si riempie di bava, si sporca, a volte si strappa pure e alla fine diventa una cosa molle e sgualcita, lo butti via o lo dimentichi su una sedia a marcire.
Ultimamente mi sono sentito un po’ così, un lenzuolo pieno di bava e mi è venuto il sospetto che forse sono io. Io che mi lego troppo, che mi attorciglio, che mi faccio nodo e poi mi lamento che mi fa male. E allora ho deciso: basta, mollo un po’. Divento leggero, mi faccio vento, mi faccio lenzuolo, ma non quello per far giocare i cani. Quello che vola via, che si stacca dai fili e svolazza sopra la città, magari finisce su un balcone di una vecchia signora che lo raccoglie e dice: “E questo da dove arriva?” Oppure vola sul mare e si trasforma in gabbiano.
Tutto molto poetico. Tutto molto metaforico.
Peccato che poi ci sei tu, e io con te non riesco a essere leggero. Mi piace frequentarti, mi piace viverti, ma è difficile. Ci vediamo domani, e nel frattempo provo a non pensarci troppo. Anche se so già che tutti gli altri giorni, in un modo o nell’altro, finisco per immaginarti.