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TextOctober 2026

La tazza sbeccata

Io ho una tazza sbeccata. È quella arancione, quella brutta, che mi hanno regalato non mi ricordo nemmeno più chi e per quale motivo. Un giorno l'ho appoggiata male sul lavandino ed è saltato via un pezzettino dal bordo. Piccolo, niente di che, uno lo guarda e dice vabbè, si usa lo stesso.

E infatti la uso lo stesso. Solo che da quel giorno bevo dall'altra parte.

Oggi ci ho pensato tutto il pomeriggio, a quella tazza, perché qualcuno mi ha detto una bugia. Non una bugia enorme, di quelle da film, con le lacrime e le porte sbattute. Una bugia piccola, normale, di quelle che la gente dice mentre si allaccia le scarpe. "Non posso, sono stanco, resto a casa." Poi però non era a casa. E io l'ho saputo così, per caso, come si sanno sempre le cose che non dovevi sapere: da una foto, da una mezza frase di qualcun altro, da uno che dice "ah ma c'era anche lui" e poi si accorge di averlo detto.

E la cosa buffa, la cosa proprio ridicola, è che non mi interessa neanche dove fosse. Davvero. Poteva stare dove voleva, con chi voleva. Bastava dirmelo. "Stasera non mi va di vederti" lo capisco, fa un po' male ma lo capisco, è una cosa vera e le cose vere si possono tenere in mano. La bugia no. La bugia non sai dove appoggiarla.

Perché il problema di una bugia non è la bugia. È che qualcuno, per un secondo, ha guardato me e ha pensato: tanto ci crede. Ha deciso che non valeva la pena dirmi la verità. Che ero una cosa da gestire, non una persona a cui spiegare.

Ed è lì che salta il pezzettino dal bordo.

Che poi uno non butta via niente, eh. Non sono così. Domani gli scrivo, ci vediamo, ridiamo pure, magari. La tazza resta nella credenza, insieme alle altre. Solo che io adesso so da che parte non bisogna bere. E ogni volta che la prendo in mano, anche senza volerlo, la giro.

Non è rancore. È solo che la fiducia funziona così, non si rompe tutta insieme. Si sbecca. E tu continui a usarla, ma con un po' più di attenzione, e un po' meno sete.

Tu →