Tra le isole e il silenzio
Ho pensato a te. Ho pensato che mi è sempre piaciuto scriverti. Raccontarti cosa mi trasmetti, cosa adoro di te, cosa mi fa stare bene e cosa, a volte, no. Scriverti era (e lo è ancora) un momento che amo. È il tempo che scelgo di dedicarti.
Il tempo è la cosa più preziosa che ho. Forse in passato ne ho sprecato tanto, e proprio per questo oggi scelgo con cura come spenderlo.
È passato un po’ dall’ultima volta che mi sono seduto qui a scriverti. Ma ricordo bene. Ricordo quando parlavamo dei nostri limiti e dei nostri difetti, e ti dicevo che adoravo proprio quelli che tu chiamavi difetti. Ricordo i “metro notte” in macchina, a girare senza meta. Ricordo le nostre letture di Neruda tra le vie della città. Ricordo quanto ti voglio bene.
Ora sono di nuovo qui, seduto, e ti scrivo. Per dirti che mi alzerei ogni mattina per portarti un fiore o una focaccia, solo per la serenità che mi trasmetti. Perché rendi le giornate più leggere, come quel raggio di sole che entra dalla finestra e dà vita alle mie piante. Per dirti che abbiamo fatto chilometri, che abbiamo fotografato momenti che vivono solo nei nostri scatti, ma soprattutto nei ricordi che porto dentro.
E poi, tra le isole, tra la campagna sperduta di Marsala, nei nostri viaggi per la Sicilia, nei nostri silenzi (che amo), ti dico semplicemente: grazie.
Per esserci. Per essere.
Vorrei scriverti ancora, ricordare tante altre cose, ma sto imparando a non mischiare troppo i ricordi, a dare importanza, poco alla volta, a quelli che sento più veri.
E sì, questo è il mio trentatreesimo pensiero, e ho voluto dedicarlo a te. A ripercorrere questo lungo periodo e se un giorno non avrò più la forza di scriverti, promettimi che sentirai lo stesso queste parole, anche nel silenzio. Perché non sempre riesco a scrivere ciò che è nella mia testa, ma il mio pensiero trova sempre la strada per arrivare da te. Anche nel silenzio.
E lì, anche senza parole, ti starò ancora dicendo piano: ti voglio bene.