Chiave
Ci sono delle volte che uno pensa che sapere sia sempre meglio, che la verità, come si dice, ti rende libero. Io credo di no, a volte la verità ti rende solo più pesante.
Perché prima vivevi lì, tranquillo, non proprio felice, ma abbastanza ok. Con delle cose che non capivi, ma che lasciavi stare, come una porta chiusa in fondo al corridoio, sai che c’è, ma non vai ad aprirla, passi davanti e dici boh, magari un’altra volta, magari non oggi.
Poi un giorno la apri e dentro non c’è niente di spettacolare, niente di cinematografico. C’è solo una cosa semplice, chiarissima: una frase, uno sguardo, una persona, un cambiamento, una spiegazione e quando la capisci, non puoi più tornare indietro.
Prima c’era il dubbio, che è una cosa scomoda, sì, ma è anche morbida. Il dubbio lascia spazio fa respirare. Ti permette di raccontartela un po’, la realtà. La certezza invece no, la certezza è dura, sta lì come un tavolo in mezzo alla stanza. Ci sbatti contro.
Penso che ci sono delle cose che forse era meglio non sapere, non perché la verità sia sbagliata, la verità è giusta, precisa, onesta. È che arriva e chiude tutto. Prima c’erano cento possibilità, dopo ne resta una sola e quella, delle volte, fa male, di quei dolori che non fanno rumore, però restano.
Continui la tua vita normalmente, solo che adesso sai e sapere, certe volte, non è una luce è una cosa che pesa in tasca, come una chiave di una porta che, se potessi tornare indietro, forse non apriresti, non oggi, magari nemmeno domani.