Come quelle Vans
Certi ricordi rimangono nitidi. Ma troppo spesso non sono attendibili.
Ed è un problema, perché se ti fidi troppo di loro rischi di ritrovarti a rincorrere fantasmi con la convinzione che siano ancora vivi. Ti sembra di vedere ombre, di sentire echi di parole che forse non sono mai state dette davvero. E ti convinci che c'era qualcosa di magico, quando magari era solo un riflesso storto della luce sul pavimento.
Ma poi ci sono quelli che, anche se sai che non dovresti, continui a portarli con te. Come quelle Vans, consumate, che ormai hanno perso la forma e la dignità. Non le metti più, ma non riesci a buttarle. Perché? Perché in fondo ti sembra che abbiano ancora dentro i passi di certi giorni, il peso di certe scelte. O magari solo perché ti sei affezionato.
Ho combattuto i miei demoni, li ho guardati in faccia, ho urlato più forte di loro. E ho vinto. Ma mica gratis. Ho cicatrici che nessuno vede, ferite che sembrano guarite e invece sotto sotto fanno ancora un po’ male. Tipo quando ti siedi su una sedia rotta e per un attimo pensi di essere al sicuro. E ora ne sta spuntando un altro, lo sento nell’aria, come un temporale che si annuncia con l’odore della pioggia prima ancora che cada la prima goccia.