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TextGennaio 2026

Dai

Questo primo mese, questo gennaio, è particolare. Succedono troppe cose tutte insieme, come quando apri una chat che non guardavi da giorni e trovi messaggi, silenzi, risposte mancate.

Ci sono tifoni che lasciano ematomi sulla città in cui vivo, che già non era messa benissimo di suo, poi febbre e influenza con la sigla K, che sembra una boy band coreana e invece ti stende a letto.

Ci sono partenze, ci sono speranze e ci sono giorni in cui metti la polvere sotto il tappeto e altri in cui, senza un motivo preciso, rispolveri vecchi cimeli, come se prima o poi qualcuno dovesse chiederti spiegazioni.

In questi giorni, quando mi chiedono come sto, rispondo sempre “bene”. Non è del tutto vero, ma non è nemmeno una bugia. Non sto male, non sto bene. È come una stanza con la luce accesa a metà, non abbastanza per vedere, non abbastanza buio per dormire.

Dovrei rispondere “confuso”, ma è una parola grossa, una di quelle che poi pretendono spiegazioni e io non riesco a darle, finisco solo per sminuire quello che sento, facendoci tutti una bella risata.

Così ogni tanto mi esce un “dai”, non chiarisce niente, ma mi permette di restare e per adesso, resta solo quello. Dai.

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