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TextDicembre 2025

Fragole

A volte penso che sarebbe bello poter dire: “Ho sbagliato strada, scendo qui”, con la stessa leggerezza con cui la gente sbaglia fermata dell’autobus

e poi puff, sparisce dietro l’angolo. Ma con le persone non funziona così e quando provi a tornare indietro, ti muovi con quel passo da domenica pomeriggio, un passo impostore che finge serenità.

Mi succede tutte le volte che mi racconto la favola: “Vabbè, stavolta sarà diverso”. Come quando compro le fragole fuori stagione convinto che, per miracolo, sappiano di fragola e invece sanno d’acqua, rimpianto e di un leggerissimo “ma chi me l’ha fatto fare?”.

La verità è che quando uno il male lo sa fare, gli viene fin troppo bene. È un talento naturale, come respirare o dimenticare le date dei compleanni e allora che senso ha tornare sui propri passi, se quei passi portano sempre nello stesso buco nero?

Eppure una parte di me, minuscola, lillipuziana, grande quanto una briciola di biscotto sfuggita al divano, continua a bisbigliare: “Magari no. Magari questa volta resti in equilibrio”. È la parte scema, inutile girarci intorno.

Così ho deciso che forse, per un po’, mi conviene camminare su una strada mia. Una che non conosco ancora, ma che almeno non è franata in partenza. Una strada che non fa promesse, e che quando inciampi non sogghigna soddisfatta.

Ci sono persone che, quando fanno del male, non smettono solo perché glielo chiedi con la voce tremante e ci sono strade che, quando sono rotte, puoi tornarci cento volte, continueranno a inciamparti addosso.

E io, così, all’improvviso, non ho più voglia di lasciare pezzi di ginocchia sempre nello stesso identico punto.

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