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TextGiugno 2025

Magari non serve capire tutto, basta recitare

È un momento un po’ confuso. Ma non confuso tipo che non capisco cosa succede fuori, è che non capisco bene cosa succede dentro. Mi sento stanco. Non di sonno, no. Stanco in fondo. Quella stanchezza che non ha un’origine precisa, che non arriva da qualcosa, ma c’è. C’è e basta e ho la testa che va, va da sola, corre, inciampa, si rialza, si perde, e io dietro, che provo a starle dietro, ma niente. Lei va. Sempre un passo più in là. Sempre altrove.

E io non sto male, ma non riesco nemmeno a sentirmi bene. E questo forse è peggio. Perché quando stai male lo sai, lo puoi dire, puoi chiedere aiuto. Ma quando non stai né bene né male è come stare in mezzo. In mezzo a niente. È come essere immobili in un posto silenzioso, ma dentro c’è tutto che si muove, tutto che trema.

Sto cercando di capire dove sto. Nelle cose, nei legami, in chi mi è vicino o che dovrebbe esserlo. Ma a volte mi sento solo. Non solo perché non c’è nessuno. Solo anche quando c’è qualcuno. Come se fossi fuori posto anche quando sono dove dovrei stare. Disorientato. Invisibile. È come stare in una stanza piena, e sentirsi trasparente e non sapere se sei tu che non vedi gli altri o se sono loro che non vedono te.

E poi ci sono quei pensieri che arrivano anche quando non li vuoi. Quelli grossi. Le guerre. La gente che muore. Il mondo che si rompe un pezzo al giorno. La mia famiglia lontana. Il tempo che passa senza avvisare, senza fare rumore. Ogni giorno che va è un giorno che non torna. Un giorno in meno con chi amo. E io mi accorgo che spesso non ci sono. Che non ci sono stato. E non so nemmeno dove sono andato.

Vorrei solo un po’ di pace. Una piccola pace dentro. Un posto calmo, anche solo per un minuto, dove il cuore si sieda e dica: adesso va meglio. Ma non la trovo. La cerco in ogni gesto, in ogni parola buona, in ogni respiro più lento. Ma non la trovo e mi chiedo se esiste davvero, o se è solo un’idea che abbiamo inventato per non crollare.

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