Sale
Forse quello che mi pesa davvero non sono nemmeno i problemi, sono i drammi.
Quelli costruiti per noia, quelli che esistono solo perché nessuno ha più il coraggio di stare cinque minuti da solo con i propri pensieri. Mi stanca vedere persone che sorvolano sulle cose importanti e combattono guerre inutili per orgoglio, per ego o semplicemente per abitudine.
A trent'anni pensavo che avremmo imparato almeno una cosa, che il rispetto viene prima dell'avere ragione.
Invece continuo a vedere persone che chiedono rispetto senza averne per se stesse. Amicizie usate come sale da mettere dove manca il sapore. Rapporti consumati come sigarette, accesi per riempire un vuoto e buttati via appena scottano le dita.
E forse è questo che mi ferisce, non tanto quello che gli altri fanno a me, ma quello che fanno a loro stessi.
Viviamo in un mondo dove tutto deve succedere subito. Gli amori durano quanto una storia su Instagram, le amicizie quanto una notifica, le conversazioni vengono sostituite da reazioni e il silenzio è diventato una cosa da temere invece che un posto dove ritrovarsi.
Corriamo tutti, verso cosa, non lo sa nessuno.
Ci riempiamo le giornate di caffè, sigarette, notifiche e promesse dette a metà, come se bastasse restare occupati per sentirsi vivi. Io, invece, per una volta voglio fermarmi. Perché non voglio diventare una di quelle persone che sopravvivono senza accorgersi di aver smesso di vivere e se per farlo oggi devo sembrare un po' più lontano, allora va bene così.
Preferisco una distanza sincera a una presenza finta. Preferisco un silenzio vero a mille parole dette solo per paura di restare soli e quando tornerò, voglio farlo con la testa leggera e il cuore pulito. Non perché il mondo sarà cambiato, ma perché avrò finalmente smesso di lasciargli decidere chi devo essere.